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Dai videogiochi alle limousine

L’industria videoludica si muove freneticamente. Nuovi sviluppatori si affacciano di tanto in tanto sulla scena, grandi publisher e acquisizioni, qualche progetto cancellato. Poi, ci sono i grandi fallimenti: bancarotte, studios che chiudono e siti Web che si smaterializzano sotto gli occhi.

 

Ero su Black Death da alcuni mesi, in attesa di qualche buona nuova da Darkworks. Lo sviluppatore francese (Cold Fear e Alone in the Dark: The New Nightmare) aveva annunciato a giugno questo titolo per PC, diffondendo anche un prototipo del suo nuovo survival horror. La versione embrionale di Black Death ha avuto poca risonanza e molte critiche – peraltro inopportune, come criticare l’aspetto spartano di un fabbricato grezzo. L’obiettivo di Darkworks era di far giungere il proprio lavoro a un publisher, un finanziatore in grado di sostenere il progetto e consentire la continuazione dei lavori in tutta serenità per i dipendenti.
Ebbene, in un paio d’ore il sito Web di Darkworks è passato dai videogiochi alle limousine. Una società di trasporti di Strasburgo ha preso il posto, nella Grande Rete, di uno sviluppatore di videogiochi con sede a Parigi, che contava più di cento dipendenti (fonte: Wikipedia).
Secondo afjv.com (agenzia francese informativa sul mondo dei videogiochi), Darkworks è ufficialmente in liquidazione giudiziaria, una formula che decreta la morte definitiva dello studio.
Addio Black Death, quindi.
Ironia della sorte, un altro titolo finito nel dimenticatoio, dopo tre anni di sviluppo negli studi di Darkworks, sembra invece in dirittura d’arrivo per console, con una data di pubblicazione fissata al 14 dicembre. I Am Alive, il survival post-apocalittico di Ubisoft è in lavorazione a Shanghai, negli studi locali del publisher da quasi tre anni.
Sei gli anni di sviluppo in totale, e il fallimento dello sviluppatore che ha iniziato l’opera. Una storia travagliata, quanto quella di L.A. Noire, costato anch’esso circa sei anni di lavoro e la bancarotta per Team Bondi.
Da un lato studi di sviluppo, con alle spalle publisher di fama mondiale, che lavorano e chiudono bottega a prodotto finito, e dall’altro team indipendenti che riescono a vivere del loro lavoro (vedi Frictional Games). Le ragioni dei clamorosi insuccessi non sono facilmente individuabili. Cattiva amministrazione delle risorse interne o gestione poco accorta del capitale? Se guardiamo al suolo francese, sono in tanti gli sviluppatori che solo nel 2011 hanno chiuso le porte. Darkworks, da parte sua, ha avuto anche tanti altri titoli annunciati come prototipi e poi scomparsi dal radar (The Deep e USS Antarctica/Lost Mantis per console). Sintomo di problemi nelle retrovie, oppure inadeguato sostegno da parte dei publisher?
Per ora è un mistero e Black Death entra di diritto nella lista di quei giochi che (per fortuna, o no) non vedranno, quasi sicuramente, la luce del sole.