Hot News

Continuano le scelte "alternative" del publisher di Redwood rispetto al trend...
Vi ricordate il progetto sviluppato da Grasshopper Manufacture e destinato alla...
Electronic Arts ha annunciato qualche istante fa che da oggi fino al prossimo...
Quest'oggi è giunta finalmente la conferma della data d'uscita europea...
Console da 320Gb + Gioco + un mese di PlayStation Plus. Un'offerta che non si...

Emozioni perdute

Con il passare degli anni noto giochi dalle interfacce sempre più chiare e leggibili, votate a soddisfare i desideri di giocatori di ogni tipo, opzioni che integrano funzioni sociali, meccaniche semplici che guidano attraverso livelli in cui è impossibile perdersi. Tutto ciò è un bene, certo, ma a volte ho la sensazione che qualche aiuto in meno gioverebbe a quel senso di avventura e “smarrimento” che mi piace tanto, e che faccio fatica a ritrovare in molti dei titoli odierni.

Quando si parla dei giochi di una volta (e con "una volta" intendo 10 anni fa) è facile glorificare ricordi sempre più sfumati di avventure videoludiche che avevano comunque i loro difetti. In ogni caso, i bei giochi per PC corredati da un manuale corposo, tanta profondità e quell'adorabile sensazione di mistero mi sembrano sempre più rari. Luogo comune, banalità... forse.
Non avrei comunque pensato di trovare una risposta, chiamata Demon's Souls, su una console; non perché le disprezzi (ci mancherebbe), ma per il semplice motivo che su queste piattaforme è più facile apprezzare titoli limati per offrire quelle esperienze user friendly che citavo all'inizio, con le dovute eccezioni. Demon's Souls, realizzato per PlayStation 3 dagli sviluppatori giapponesi di From Software, si è rivelato uno dei migliori giochi d'azione (e di ruolo) che abbia mai avuto il piacere di ritrovarmi fra le mani. Il suo seguito (non del tutto ufficiale, ma solo per via di titolo e distributore diversi), Dark Souls, ha debuttato pochi giorni fa, disponibile anche per Xbox 360.
Questi due giochi sono ambientati in mondi fantasy di stampo classico, con storie elaborate al punto da non essere né troppo complesse, né eccessivamente banali. Il filmato introduttivo di Dark Souls è pieno di richiami e tributi alle opere di Tolkien, alle scenografie ammirate nei film diretti da Peter Jackson e ad atmosfere pregne di una disperazione apocalittica. Rappresentano una risposta ai miei desideri per via di una giusta alchimia fra una difficoltà intrinseca in ogni scontro, mancanza di aiuti palesi e tanta, tanta atmosfera. Ingredienti che, se analizzati separatamente, potrebbero ispirare altre case di sviluppo (dedite al nostro amato PC) a produrre titoli capaci di osare, senza coccolare i giocatori eccessivamente, ma regalando momenti degni di essere ricordati e raccontati.
La difficoltà, in Dark Souls, non è il risultato di un sistema di controllo macchinoso, anzi; i pulsanti da impiegare sono pochi, complice l'utilizzo di un controller. I nemici in cui ci si imbatte e le trappole evitabili solo grazie a riflessi prontissimi rappresentano quella sfida che potrebbe non piacere a tutti. Dipende da quello che si cerca in un videogioco, e dall'umore con cui si affronta la partita.
Quando scrivo "mancanza di aiuti palesi" mi riferisco specialmente a Dark Souls, il quale offre un vasto mondo da esplorare interrotto solo da passaggi momentaneamente bloccati; a differenza di Demon's Souls, strutturato su livelli accessibili separatamente, anche se in ogni momento. La sensazione costante di smarrimento che ho provato durante le fasi iniziali è diventata confidenza dopo poche ore. Una sicurezza fragile, acquisita in seguito all'uccisione di un nemico particolarmente coriaceo, dopo interminabili minuti di fendenti andati a vuoto, schivate e una meticolosa analisi delle mosse compiute dall'avversario. Sono il primo ad apprezzare mouse, tastiera e un sistema di controllo articolato, ma in questo caso siamo di fronte a un chiaro esempio di come non servano decine di tasti per prendere parte a scontri emozionanti. Una filosofia che si può tranquillamente applicare anche ai giochi per PC.
Insomma, una partita a Dark Souls è un'esperienza tutta particolare, fatta di esplorazione, combattimenti contro Non Morti e creature grottesche di ogni tipo, e quella soddisfazione che si prova soltanto affrontando un gioco che ti catapulta in ambienti disperati e ostili. Un mondo aperto ma, al tempo stesso, opprimente, e proprio per questo curiosamente bilanciato.
La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla peculiare modalità online del gioco: non è raro osservare bianche sagome di avventurieri comparire per qualche secondo, pallidi fantasmi che ripropongono le azioni svolte da altri giocatori che si trovano nello stesso posto. Le macchie di sangue sul terreno, se attivate, mostrano un breve replay degli ultimi istanti di vita di qualche sfortunato, e i messaggi sparsi un po' ovunque sono scritti da persone in carne e ossa: un misto di bugie, battute e utili consigli.
Tutto questo mi fa pensare solo a una cosa: non sarebbe fantastico vedere più titoli di questo tipo anche su PC? Certo, le alternative di qualità non mancano, ma la comparsa di lunghi thread dedicati a Dark Souls e popolati da tanti giocatori PC dimostrano una gran voglia di misurarsi con un gioco difficile e selvaggio.
Se avete una console e condividete il pensiero che ho espresso a inizio post, il consiglio è di leggere la recensione pubblicata su Gamesvillage e decidere se intraprendere questa avventura, in attesa di qualcosa di simile anche per i nostri amati PC.