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Il trailer di Dead Island
Le note tristi di un pianoforte introducono un primissimo piano sulla pupilla di un occhio sbarrato. L’occhio di una bambina che giace sull’erba, sdraiata su un fianco. Dietro di lei, un uomo tenta di spegnere le fiamme che lo avvolgono. La bocca è socchiusa e sporca di sangue. La mano aperta a lato della scena, come volesse offrirci una visione: la sua corsa a perdifiato in un corridoio buio, in fuga da qualcuno, o qualcosa. Poi il cadavere si anima per farci capire dove tutto è cominciato, come nel video dei Coldplay, “The Scientist”, che si apre con inquadrature e dettagli simili. Solo che la piccola non canterà una canzone d’amore.
La bambina non giace tranquilla in mezzo al verde. C’è precipitata da molto in alto. Nel corridoio buio, alle sua spalle, tanti zombi in vacanza. Seguendo ancora la risalita scoordinata fino alla finestra dell’edificio a ridosso di una spiaggia con lunghe palme, notiamo un fiotto di sangue collegare la giugulare di un tizio giovane alla bocca famelica della ragazzina.
Ancora lei che scappa, inutilmente. Quindi inquadratura su un gruppo inferocito che lotta. Notiamo una zombi in costume bianco che una volta doveva fare la sua bella figura in spiaggia. Ora le manca una mano. Una donna brandisce un coltellaccio shogun, ma non è una televendita e lei non ha l’abilità dei cuochi giapponesi.
C’è anche un altro mostro con una ridicola camicia floreale che lo fa sembrare quasi simpatico.
La bambina ora è sulle spalle dell’uomo, sta per avventarsi sulla sua gola, la donna con il coltello la osserva con terrore portandosi una mano alla bocca. Rimarrà da sola a lottare contro tutti?
Qualcosa mi inquieta in questa donna perfetta. Forse proprio la perfezione. Ancora la bambina sdraiata senza vita sul letto, poi la donna che tiene il coltello osserva, sorpresa e terrorizzata, quel suo corpicino balzare come un animale.
Capisco perché lo zombi con la camicia a fiori mi sembrava simpatico. Somiglia a Danny DeVito. Questo ci mostra l’origine della ferita profonda alla base del suo collo, anticipando le mosse con un copioso schizzo di sangue che irrompe sulla scena dopo aver disincastrato l’ascia dalla clavicola. Ora è lui a essere armato. Presagisco la fine di quella perfezione.
Ancora la bambina nel corridoio. Uno zombi stanco e affamato la trascina a sé affondando il primo morso su un polpaccio. Di fronte a loro una porta si schiude lasciando intravedere una luce calda e qualcosa di familiare che sta per essere spazzato via. Difatti, nella stanza affollata si lotta ancora. Il tizio giovane, a lui si deve il colpo d’ascia al collo del fattorino, si ricompone magicamente risucchiando nel passato ogni goccia di sangue e i mostri.
Si capisce che la donna con il coltello e l’uomo, suo marito, non devono aver gradito il chiasso al di là della porta. Men che meno le attenzioni nei confronti della figlia. Fortuna che un’ascia è sempre a portata di mano, nei corridoi degli alberghi. Così il tizio l’afferra e comincia a difendere quella che dev’essere sua figlia, si somigliano. Due colpi qua, due là, è ancora lui che mozza l’avambraccio alla donna in costume. Non c’è male, complimenti per la mira.
Avanti nel tempo, una citazione da “Shining”, ma al contrario. Il mostro è fuori, l’ascia la impugna il buono e non si capisce chi tra i due abbia l’espressione più deformata. La porta è sfondata, il padre e lo zombi si scambiano uno sguardo indecifrabile. L’uomo era riuscito a sigillare la furia, la donna che aveva il coltello, la madre, teneva in braccio la bambina e l’adagiava sul letto. In secondo piano, un braccio sfonda le listarelle della porta in legno e afferra il padre. Le porte americane…
Le immagini scorrono ancora lente al contrario, come il filmino di una vacanza finita male non si sa perché.
Nel momento in cui la mano del padre si tende verso quella della figlia terrorizzata dai morsi degli zombi nel corridoio, tutto sembra finito. Si sa che riuscirà ad afferrarla e a portarla in salvo.
Se la caveranno, lui è campione d’ascia.
Ma la crudele visione ci ha già mostrato che la porta non reggerà, che i mostri irromperanno nella stanza e che lui ci darà dentro con quell’ascia mentre è sinceramente disperato per sua figlia, e preoccupato perché dovrà fare la parte dell’uomo e protestare in reception. Poi il corpo della bambina si rianima e salta al collo di suo padre, azzannandolo e continuando un ciclo che conosciamo molto bene.
Infine, piomba giù dal quinto piano dell’albergo.
Ma dicevo, dove tutto ha inizio. Trattenete le lacrime, questo è ancora il sogno americano che si sgretola. La famiglia perfetta che approda in un paradiso naturale per trascorrere qualche giorno in totale relax. La bambina saluta; sua madre è già stressata e incavolata perché il marito crede di essere Spielberg, invece di portare i bagagli. Poi, c’è lui sommerso dalle valige, ma contento. Qualche ripresa orrenda nel nulla, tipica dei filmini delle vacanze. Pianoforte e violino, stesso tema ripetuto all’infinito. Fino all’immancabile scena, la prima della vacanza: tutti in posa, felici e contenti. Salutate e dite cheese!



Commenti
Effettua il login o registrati per lasciare un commentoCiao Simona, benvenuta nel blog di GMC! Mi piace il tuo stile un po' particolare della descrizione, sembrava quasi una fanfiction sugli zombi :)
Grazie Danilo! Mi è piaciuto tantissimo "Conosci il tuo nemico" ;) P.S. ma sei anche sul forum?