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Successi clamorosi

Qualche giorno fa, ho letto un'interessante discussione riguardo Angry Birds, un gioco che ricalca piuttosto palesemente alcuni dei titoli flash visti negli anni passati, forte però di una veste grafica particolarmente ispirata che ne ha decretato un successo oltre ogni aspettativa. Disponibile per tutte le piattaforme immaginabili (fra cui il nostro amato PC), Angry Birds ha spopolato principalmente sui prodotti Apple (iPhone, iPod, iPad), scalando le vette delle classifiche di vendita anche grazie a un prezzo estremamente ridotto.

Lo scopo del gioco è l'eliminazione di buffi nemici che stazionano su piattaforme di vario tipo, poste a una certa distanza da una fionda spara-pennuti. Il giocatore deve decidere angolazione e potenza in modo da raggiungere e abbattere gli obiettivi, oltre a interagire con i diversi tipi di uccelli sfruttando le loro peculiari abilità.
L'amministratore delegato della software house che ha sviluppato Angry Birds interviene sempre più spesso durante conferenze e interviste lanciando frecciatine al mercato videoludico in generale (PC, console), convinto della superiorità di quel modello che sta facendo la fortuna di Apple ormai da anni: applicazioni poco costose e vendute su piattaforme di distribuzione digitale.
Si tratta di due concetti complementari, ma pur sempre ben distinti. A spaventare una fetta di appassionati è la prospettiva di andare incontro a un mercato che si adatti sempre più a titoli fondamentalmente semplici, perdendo di vista trame complesse, meccaniche articolate e tutti quei dettagli che rendono memorabile un'esperienza di gioco.
Personalmente credo che i toni allarmistici riguardo il successo di Angry Birds utilizzati da qualcuno siano esagerati, oltre che infondati: si tratta di un titolo spensierato, ideale per qualche minuto di svago; soddisfa dunque un certo tipo di “bisogno videoludico” che non si sovrappone affatto al costante desiderio sentito da milioni di giocatori di mettere le mani su un The Witcher 2, di appassionarsi alla complessità e alle mille sfaccettature di StarCraft 2, e via di questo passo.
Peter Vesterbacka, amministratore delegato di Rovio e autore, appunto, di Angry Birds è stato recentemente inserito nella lista delle 100 persone più influenti del 2011, stilata dal "Time". Questo non significa che Vesterbacka possa rappresentare il mercato dei videogiochi in toto, ergendosi a portavoce, ma denota un grande risultato personale e un successo impossibile da negare. Riprodurre una formula così efficace sarà difficile per qualsiasi software house; si tratta dell'idea giusta al momento giusto, indipendentemente da tutto il resto.
Personalmente, sono contento che la comunità indie stia vivendo un momento eccezionalmente positivo, grazie ai prodotti Apple, Android, e alle maggiori piattaforme di distribuzione digitale disponibili su PC. È bello godersi, a fianco di produzioni da decine di milioni di euro, titoli frutto del lavoro e delle idee di piccoli gruppi di appassionati, finalmente adeguatamente riconosciuti.